Dottor
Menta, cosa significa fare formazione oggi?
Bella domanda.
Pensavo ad una domanda di riscaldamento e invece Lei va subito al dunque.
Fare formazione oggi,
significa innanzitutto avere coraggio. Avere il coraggio di innovare, avere il coraggio
di fare piazza pulita di un sacco di cianfrusaglie che ingombrano
pericolosamente il mondo della formazione. I tempi sono scarsi
e c’è fretta di agire.
E’
difficile avere questo coraggio?
Non so per gli altri.
Per noi non lo è. Quando fai formazione e ti ritrovi partecipanti che parlano
come libri stampati, ma poi si perdono in un bicchiere d’acqua nell’agire,
capisci che sono altre le strade da percorrere. Troppi argomenti fumosi, una
montagna di luoghi comuni, tra l’altro affrontati spesso da Docenti che hanno “imparato”
la cultura manageriale solo dai libri, hanno prodotto danni incalcolabili alle
aziende e alla nostra professione. Lei pensi che ho
visto fare corsi di vendita a Docenti che nella loro vita non avevano venduto
mai neanche uno spillo e ho visto fare corsi di Gestione delle Risorse Umane a Docenti
che non hanno mai messo piede in un’azienda.
Lei
è severo verso un certo tipo di formazione
Non quanto
desidererei esserlo, mi creda. Viviamo un’epoca impegnativa e non possiamo
cincischiare. Abbiamo più che mai bisogno di gente in gamba che dia realmente
un contributo al mondo delle Organizzazioni.
Prima
o poi il mondo della formazione lo comprenderà. Certi processi sono lenti , un
po’ come la riforma della scuola; si fa un gran parlare di riforma, ma la
verità è che abbiamo perso già molti treni. Ogni tanto mi
chiedo cosa vale oggi una laurea. Ma lasciamo perdere. Noi di SCiEGEN, con il tempo, abbiamo imparato
la lezione. E infatti il nostro motto è una bella frase di Winston Churchill, il
quale diceva:” Il segreto della grandezza è la responsabilità”. E noi nel
nostro piccolo siamo grandi, proprio perché abbiamo avuto il coraggio di innovare
e fare piazza pulita di “argomenti cianfrusaglia” e di quelle frasi fatte che
vanno per la maggiore, costruendo i nostri corsi partendo da una sana
osservazione quotidiana. Rimango convinto che nel nostro mondo due ore di buona
osservazione valgano abbondantemente più di dieci libri.
E’ meravigliata
dalle mie affermazioni?
Conoscendola
nulla mi meraviglia. Cosa si aspettano le Aziende dalla formazione?
Miracoli. Scherzo,
ma non troppo. A volte si chiede troppo in tempi molto brevi. Mi spiego meglio.
L’acquisizione di
una nuova conoscenza che diventi poi pratica quotidiana, richiede un numero
adeguato di incontri, meglio se diluiti nel tempo secondo un preciso programma.
Ancora oggi, purtroppo, si confonde il semplice saper parlare di qualcosa con
il saperlo fare. Lei può trovare persone che a parole incantano anche i
serpenti, ma che poi in pratica fanno flop.
Ma in questi anni,
in verità, ho avuto la fortuna di lavorare con aziende che hanno compreso perfettamente
che per ottenere risultati non è sufficiente uno spot formativo, ma occorre un preciso
piano ben diluito nel tempo. Ma stiamo parlando di aziende che sono avanti anni
luce rispetto alla media. E basta mettere piede nelle loro sedi per rendersene
conto.
E
fare Consulenza cosa vuol dire?
Direi che il
coraggio deve essere ancora maggiore.
L’Azienda che chiede
una Consulenza, che ti apre le sue porte, in realtà ti sta dicendo:”Mi affido a
te”. E questa fiducia va ripagata, con serietà e alto senso di responsabilità.
A volte occorre mettere il dito in piaghe dolorose e
questo crea qualche resistenza da parte della stessa dirigenza che ha richiesto
la Consulenza. Ma, come
dice un vecchio detto: “Medico pietoso non cura malattia”. Noi non lavoriamo
per accondiscendere, ma per ottenere risultati. Costi quel che costi. Un
professionista non ti dice ciò che vuoi sentirti dire, ma ciò che funziona in
quel caso specifico. E’ una questione di onestà professionale.
Qual
è la cosa più bizzarra che le è accaduta?
Di cose bizzarre ne
accadono tante. Ma c’è ne una che mi è rimasta ben impressa nella mente. Una volta il Direttore
Generale di una multinazionale svedese mi disse che il suo sogno era di fare il
recptionista, così si sarebbe “goduto l’azienda, senza avere tutta quella
montagna di responsabilità”.
E
cosa l’ha colpita di più in questi anni?
Il grande serbatoio
di menti eccellenti che c’è nel nostro paese. Abbiamo uomini e donne
straordinarie, sia nel privato che nel pubblico. E Dio sa quanto questo paese
ha bisogno di loro. Abbiamo bisogno di un buon numero di condottieri, di
persone capaci di sognare grandi scopi e di guidare con determinazione altre
persone proprio nel realizzare quegli scopi. Qualcuno dice che siamo un popolo
vecchio e sazio. Credo che si tratti di un’esagerazione. Ciò che serve è
allevare una nuova classe di dirigenti, persone in gamba e motivate, che sanno ciò
che vogliono ottenere e non si fermano dove gli altri si fermano. Su queste persone
poggia il nostro futuro. Ed è una scommessa che si può vincere.
So che si può.
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